La Spugna di Fiele

Assorbe e rilascia veleno…

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Il secondo attacco

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Il burattinaio di Grillo

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Dallo champagne al catrame

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Capi per tutte le stagioni, supposte e altre amenità

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Si respira un’aria nuova sotto il cielo del Belpaese. La sola ipotesi che di qui a lunedì ci sia un governo nuovo di zecca a guida Mario Monti, il “super Mario” originale, ci ha tutti dopati di entusiasmo.
Invece c’è poco da gioire, se è vero – come si legge dai vari toto-ministri fatti dalla stampa – che certi figuri, vedi Gianni Letta, Nitto Palma, Franco Frattini, Raffaele Fitto, forse resteranno ancorati alle loro poltrone e altri come Giuliano Amato o Beppe Pisanu potrebbero tornare, alla loro veneranda età, a fare i ministri. È un po’ come succede nei nostri armadi ad ogni cambio di stagione, quei capi che per loro caratteristiche di “moderatezza” (né troppo pesanti né troppo leggeri) restano lì perché vanno bene per tutte le stagioni. Ma allora che votiamo a fare se a un certo punto la politica fallisce ed è commissariata dai tecnici che sanno decidere con spietatezza che chi è incapace deve andarsene a casa, senza inventarsi pletore di sottosegretari e di ministri senza ministeri!
C’è poco da entusiasmarsi, anche e soprattutto, perché in Parlamento lunedì ci saranno gli stessi deputati della settimana scorsa, eletti con una legge incostituzionale, che hanno un solo obiettivo tirare a campare fino a che il vitalizio non sarà messo al riparo e assicurato al portafoglio.
Non dimentichiamoci che almeno la metà di loro non splende di luce propria ed è stata messa lì perché lo hanno voluto i leader di partito per ricambiare i loro favori di quando occupavano altri posti nella società civile utili allo scambio di favori. Sappiamo poi che un discreto numero di onorevoli appena arriva a Montecitorio o a Palazzo Madama, si iscrive al gruppo misto, per sottolineare l’indipendenza politica, l’insindacabilità del mandato; e se siamo meno fortunati, altri formano ex novo un nuovo partito, per il semplice gusto di provare l’ebbrezza della leadership.
I casi sono tanti. Tanto per citarne qualcuno, solo in questa XVI Legislatura sono nati cinque o sei partiti o movimenti, e di alcuni di essi l’elettore ne ignora l’esistenza. Ultimo il famoso movimento scilipotiano della responsabilità, inaugurato con ben due primi congressi nazionali, il secondo celebrato davanti al premier dimissionando in persona (uno in primavera e l’altro in autunno forse proprio a sottolienare la sua versatilità che lo rende adatto a tutte le stagioni). È nato in Parlamento l’Api di Francesco Rutelli, già diellino (ma mica un gregario! Badiamo bene. Egli era il segretario della Margherita, quindi artefice e promotore della fusione delle forze di centroisinistra. Qualcuno si è chiesto come mai se ne sia pentito subito? Forse perché non era più lui il leader? A volte i giornalisti le domande che sembrano retoriche non se le pongono proprio. Anzi appena un nuovo movimento vede la luce son già là subito pronti con tanto di telecamere e microfoni a celebrare il nuovo narciso e a infilare i suoi sound bite nel servizio del tg … . È nato poi a Montecitorio l’Adc di Pionati, il partito dell’Alleanza di Centro. Un atto eroico, ce ne rendiamo conto tutti, avevamo proprio bisogno di un partito di centro. Era il volto noto del tg ammiraglio, nonché vicedirettore in quota Udc, e Casini lo ha sacrificato portandolo al Senato, direttamente dalla porcilaia del Tg1 (se non altro perché faceva i “pastoni” poi ribattezzati panini per pudicizia terminologica), nella scorsa legislatura come rappresentante siciliano (benché irpino), per poi farlo approdare, caduto il governo Prodi, in transatlantico da deputato e da dove ha varato la sua nuova barchetta che già ha solcato i mari elettorali nelle scorse amministrative facendo faville. Ed è nato nell’emiciclo anche Fli, il nuovo partito di Gianfranco Fini che insieme a Rutelli e a Casini ha riscoperto a sorpresa una vocazione non proprio maggioritaria. Ma Fini e Rutelli, a differenza di Casini – cui dobbiamo riconoscere almeno il coraggio di essere andato al voto da solo – hanno avuto la sfortuna di cambiare idea tra un’elezione e l’altra e hanno dovuto fondare un nuovo partito! Poveracci, che pena.
Ah, beati coloro che festeggiano e stappano spumante convinti che il governo Monti riuscirà a fare quello che c’è da fare (soprattutto le misure impopolari ché nessuno vuole sporcarsi le mani), grazie a questo ceto politico poliedrico e aggiungerei con un alto tasso di egocentrismo. Come si fa ad esultare, è possibile che in tutto il resto del mondo occidentale cambiano le persone alla guida dei partiti e da noi le persone sono le stesse e i partiti cambiano nome!
Il rischio che Monti trasformi in una bella ‘supposta’ per gli italiani la medicina imposta dall’Unione europea e dal il Fondo Monetario Internazionale c’è ed è concreto e tangibile. Ma nessuno si chiede se sia giusto che quando la politica fallisce il popolo, sovrano ma inerme, deve subire i diktat imposti dalla finanza e dai mercati!
Abbiamo bisogno di rinnovare il ceto politico. Questa è la vera emergenza dell’Italia. Del resto la priorità di far fronte all’emergenza economica non sarà più così alta – se passa la Legge di Stabilità che nel maxi-emendamento accoglie i punti della lettera che Berlusconi ha portato al Consiglio europeo di ottobre che l’ha accolta a condizione di una diretta sorveglianza -, mentre l’emergenza democratica è tutta lì. Anche perché in un Paese normale le  riforme economiche le fa un governo legittimato dalle urne! E noi non lo siamo, abbiamo bisogno dei tutori, dei responsabili, dei tecnici e Dio solo sa di chi altro.
Dunque, la vera priorità è ristabilire le regole di funzionamento minime indispensabili per risanare la crisi di rappresentanza grave che ha il nostro Paese. Tanti commentatori in queste ultime settimane ci hanno tenuto a sottolineare che noi non siamo la Grecia che ha truccato i conti e non è una potenza industriale come l’Italia. Noi siamo diversi, lo ha detto anche Obama. Beh, forse è vero, per l’arretratezza del sistema politico e della concezione di democrazia insita nelle tante menti illuminate che guidano il nostro Paese, che predicano bene e razzolando male, siamo sicuramente diversi dalla Grecia, siamo peggiori.