La Spugna di Fiele

Assorbe e rilascia veleno…

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Non solo nero …

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Maria Laura Ferrera per LSdF

Oggi tutti indignati per l’esecrabile episodio di Caserta, Scuola Media Pietro Giannone, dove sembra si sia verificato l’ennesimo episodio di razzismo perpetrato contro un’alunna di colore. A lei un sette stiracchiato contro un nove dato a un suo compagno di classe per un compito di Geografia svolto stesso modo. “Tu non sei come noi, sei nera” pare abbia risposto l’insegnante alle rimostranze della ragazzina. E poi, ciliegina sulla torta, il commento della giornalista, un po’ rosicona evidentemente, contro l’istituto casertano colpevole, a suo dire, di ospitare nelle sue aule generazioni di ‘figli di papà’, lei che ‘figlia di papà’ forse non sarà.
Dopo aver letto e ascoltato la notizia nei news serali di ieri mi è uscito una sorta di herpes, cosa che mi accade quando mi arrabbio, e tanto … non solo per la notizia in sé ma perché mi ha ricordato fatti accaduti a me personalmente, o meglio a mio figlio che nero non è (con tutto il rispetto – autentico – che ho per i neri). Scuole e professori … storie diverse che s’intersecano con il denominatore comune di un corpo insegnante quanto meno inadeguato per non dire ignobile. Sì, è vero, non tutti gli insegnanti sono così, ma per colpa di qualche mela marcia ci va di mezzo un’intera categoria composta da seri professionisti (posso dire: sempre di meno?) che svolgono con passione (posso dire ancora, sempre di meno?) il proprio lavoro.
Avendo vissuto sulla mia pelle le incompetenze e la maleducazione di più di un docente avrei ben donde di incazzarmi. Ops! Di urtarmi (cambio verbo altrimenti potrei ferire le orecchie di alcuni di loro) e di ritenere che gli insegnanti degni di questo nome si possano contare sulla punta delle dita tra una moltitudine da mandare a casa a calci nel sedere senza remore. E quello che fa più arrabbiare è che questi episodi di maleducazione, ignoranza e supponenza accadano in istituti famosi, blasonati, lievemente spocchiosi. Il mio è accaduto al Giulio Cesare di Roma, illustre Liceo Classico, tra i primi tre/quattro più famosi della Capitale, ‘cantato’ dal bardo Venditti, insomma uno di quei licei con la classica ‘puzzetta sotto il naso’. Il fattaccio (o meglio i fattacci perché ne sono avvenuti copiosi durante lo scorso anno scolastico) è accaduto nella sezione A, ‘l’ammiraglia’ del liceo, quella che avrebbe sfornato, nel corso di decenni, illustri (come dicono) professionisti e boiardi (come dico io) di Stato. Premetto che per un intero anno mio figlio è stato chiamato Luigi (e invece si chiama Filippo tanto per dire …) dall’insegnante di Italiano e Latino e da quella di Greco. Il giovane Filippo stava ‘sull’anima’ alle due signore perché – cito testualmente – dal carattere ‘ombroso e per fatti suoi’. Insomma non faceva il simpatico … Eh, che grave difetto! Ovviamente fin qui niente di grave, vorrei solo far capire l’ambientino. Il grave è che le due sedicenti docenti alla richiesta del ragazzo di ulteriori spiegazioni su alcuni concetti non capiti in prima battuta, rispondevano con malcelato fastidio: “Non ho tempo per rispiegartelo, arrangiati …”. E alla richiesta di spiegazioni per il voto basso preso all’ultimo compito di Italiano dell’anno scolastico, l’ineffabile insegnante, mentre lasciava l’aula in tutta fretta, ha risposto “è che non sai scrivere …”. Un commento pienamente esaustivo, non c’è che dire … Dulcis in fundo, alla richiesta assolutamente legittima di noi genitori, con e-mail certificata, di poter visionare l’ultimo compito la vice-preside cadeva dalle nuvole: “Non ho scaricato la posta in questi ultimi giorni …” ci ha risposto avvolta nel suo finto candore. “Adesso non possiamo darvi retta”, ha proseguito imperterrita “a breve ci saranno gli scrutini e poi gli esami … . Riprovate a luglio …”. A luglio!
La professoressa in questione non poteva essere disturbata, lei che non sapeva nemmeno chi fosse mio figlio, dopo un anno di scuola passato insieme. Lei che ancora oggi, quando lo incontra nei corridoi, e continua a chiamarlo Luigi, pretende il saluto (“Mamma, io non mi sono voltato perché mica mi chiamo Luigi!”). Lei, che non ha mai tempo di spiegare una seconda volta. Lei che se non ‘sono simpatici e brillanti’ non li prende in considerazione, e che non si degna di spiegare le motivazioni di un voto.
Ovviamente abbiamo cambiato sezione, la vice-preside mi ha tolto il saluto e probabilmente dovremmo cambiare il prestigioso istituto. A proposito di prestigio … .