La Spugna di Fiele

Assorbe e rilascia veleno…

La svista de’ Il Tempo

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Appena ieri il quotidiano di Piazza Colonna festeggiava la cantonata presa da quello diretto Ezio Mauro: i colleghi dell’opposta fazione avevano scambiato il cronista de’ Il Tempo per l’uomo nero e la cosa ha talmente divertito il direttore Mario Sechi che ne ha tirato fuori un editoriale dal titolo “Il complotto, il Kretino e internet”.
Però pare che oggi il cervello obnibulato ce l’abbiano proprio loro, quelli di Piazza Colonna, perché mettono in prima pagina la personificazione storica del partito della Democrazia Cristiana intenta a difendersi con lo scudo crociato (davvero oggi tanto conteso) dall’avanzare minaccioso di una falce e di un martello, i simboli storici di un partito che aveva profonde radici e significato nell’Italia del secolo scorso e che riscuoteva anche discreto successo tra la massa degli operai dei tempi che furono. Purtroppo, o per fortuna, il Partito Comunista Italiano, nell’accezione di partito di massa, non esiste più, fu seppellito dalla svolta della Bolognina il 3 febbraio del 1991. E non esiste più nemmeno una massa operaia politicamente organizzata, esiste soltanto una massa di disperati senza più i diritti e le garanzie della generazione che li ha preceduti che aspetta risposte dalla politica.
Quindi oggi non ha più nessun senso rievocare i simboli e gli ideali, di quel periodo. Oggi, grazie a Dio, il concetto di laicità dello Stato è difeso anche dagli stessi cristiani, che spesso operano nel silenzio  colmando il vuoto di un welfare sempre più assente.
L’immagine per fotografare lo stato attuale delle cose avrebbe dovuto essere tratteggiata ex novo. Sai che goduria, magari un precario al soldo della redazione poteva immaginare un’altra scena. Per esempio uno scudo puntuto e massiccio, lanciato dritto in faccia alla personificazione di quel partito che non solo ha fallito la sua missione di assorbire le tensioni sociali del post tangentopoli, ma che ha anche disegnato un nuovo ordine democratico. Parliamo di quel partito che ha per simbolo il vessillo italiota, per slogan un coro calcistico e per fine un solo programma: un  governo guidato sempre dalla stessa persona. Una persona nella quale gli stessi cattolici avevano riposto delle speranze, ma che ha saputo mettere in atto un unico disegno: trasformare la Repubblica in una mignottocrazia. Ovviamente nel senso più ampio dell’editoriale di oggi di Marco Travaglio, non soltanto quindi basata sul principio della leicità di prostituire il corpo in cambio dell’ottenimento di favori, ma su quello più ampio del ricatto.

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