La Spugna di Fiele

Assorbe e rilascia veleno…

E se ti colgo la mela?

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Steve Jobs è morto una settimana fa. E tutti, bene o male, hanno detto la loro sull’argomento: morte prematura di Jobs. Volente o nolente passerà alla storia come un grande innovatore, un grande comunicatore, un visionario, un guru.
E Mentre l’industria culturale statunitense si è messa già al lavoro per produrre e distribuire prodotti celebrativi – da fruire al cinema, sulle pagine dei libri e dei fumetti,  cosicché il grande dolore planetario si assorba nel tripudio del mercato – e i colossi dell’editoria nostrana (mandandolo in edicola insieme al quotidiano o vendendolo dal sito e-commerce) hanno già messo in circolo il loro libricino celebrativo dell’incredibile vita di Steve Jobs con straordinario tempismo.

Mentre tutto questo accade, a Roma Sinistra ecologia e libertà (anzi la federazione romana di Sel) decide di esprimere il suo cordoglio per la scomparsa del self-made man che ha sempre saputo rialzarsi dalle sconfitte uscendone più trionfante di prima, e che ha saputo unire i puntini tanto bene da trasformare l’azienda che lo aveva messo alla porta, in un’icona sacra. 
Un tempio sui cui altari ha collocato in ordine cronologico, l’iPod, l’iPhone e l’iPad, prodotti che hanno riscosso un indiscutibile successo di mercato, e che rappresentano altro rispetto l’utilità della loro funzione intrinseca. Rappresentano l’appartenenza a un club di eletti, uno status symbol. E che, innegabilmente hanno rivoluzionato la concezione dell’essere digitali di molta gente nel mondo, non soltanto di quella che nottetempo si metteva in fila davanti agli store per conquistare l’ultimo modello rilasciato dalla Apple, dopo che il suo co-fondatore ne aveva fatto lo storytelling accurato e magistarle in pubblico.
Tutti ne hanno metabolizzato la perdita. Del resto lo stesso Jobs aveva elogiato “sorella morte” nel suo famoso discorso ai laureandi all’Università di Stanford, per la sua potenza innovatrice,, “la Morte è la migliore invenzione della Vita, fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo”. Tant’é che se il motto dei filosofi della scuola di Francoforte era “vivere di morte e morire di vita”, di Jobs potremmo dire che muore alla vita, ma sopravvive alla morte.
E allora, perché non approfittare del mito? Avrà pensato quella piccola parte (la federazione romana giudata dal segretario Giancarlo Torricelli) di un piccolo partito politico italiano (Sel), che se ultimamente stava recuperando un po’ di terreno con i successi alle amministrative, forse dopo l’incidente accuserà qualche colpo poiché la cosa ha suscitato non poche perplessità, circa l’opportunità di spendere soldi per salutare Jobs quando invece per le povere operaie di Barletta nessuno ha proferito verbo, e Vendola stesso ha dovuto dissociarsi apertamente dall’iniziativa visto che Sel è impegnata in una battaglia per il software libero.
Ma prima di entare in particolari di sostanza, qui pare che l’iniziativa sia viziata nella forma (l’atto è nullo, direbbero i giuristi!) e pergiunta perseguibile penalmente per l’appropriazione indebita di un brand, un marchio di fabbrica semplice, sobrio e lineare che d’un tratto, per l’idea del cretino di turno, si contamina dei colori e del marchio di un partito nei giorni luttuosi e funesti.
Insomma
una cantonata alla pari di quella del tunnel gelminiano, chissà se un giorno vedremo il volto del “creativo” ma, a
lmeno ci dica quale mente ha partorito questo pensiero differente Nichi. Vogliamo il nome …

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