La Spugna di Fiele

Assorbe e rilascia veleno…

Il colore neutro delle ‘vere’ adunate

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Talvolta capita nel giornalismo d’opinione trattare questioni di mero interesse pubblico. Chi lo fa però non organizza adunate, spesso ha poca visibilità, e pur scrivendo su grandi quotidiani parla a un pubblico, troppo ristretto, di privilegiati che potremmo distinguere in due categorie: quelli che hanno il tempo di leggere i quotidiani fino alle ultime pagine; quelli che per mestiere devono dedicare buona parte del tempo di lavoro alla lettura.
È bene allora conservare questi stralci raccolti da due articoli del Corriere della Sera di oggi, che pur partendo da due spunti di cronaca diversi, rispettivamente l’analisi del voto delle amministrative e l’arresto dell’imprenditore Angelo Dario Scotti, sono legati da un invisibile fil rouge che la dice lunga sul futuro di questo paese.

“Uno studio della Uil, pubblicato agli inizi di quest’anno, ha tracciato un quadro impietoso, dal quale risulta che in Italia ci sono non meno di 1 milione e trecentomila persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica. Si va dai mille parlamentari con i loro superstipendi e le loro superpensioni, ai consiglieri regionali, provinciali, circoscrizionali e via enumerando; e poi tutte le burocrazie dei vari Palazzi, le segreterie, le auto blu; e poi i consulenti, e poi i protetti sistemati nelle aziende controllate dallo Stato o dalle Regioni o dalle Provincie, o dai grandi Comuni, spesso con trattamenti più che lauti. Si tratta di una torta decisamente troppo grande, che assorbe una buona fetta della ricchezza nazionale, in un Paese che non cresce, e in cui tante (troppe) pensioni non superano i 500 euro. Stupisce, ha detto la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, che la classe politica non abbia nemmeno iniziato a ridurre la propria ricca torta, in una crisi come quella che stiamo attraversando”.
Giuseppe Bedeschi.

“La deriva delle nazioni viene fermata dal sentimento collettivo ma anche dall’argine della classe dirigente: che cambia ma esiste, dovunque. Devono esistere codici condivisi che vanno al di là della politica e degli interessi. Certi comportamenti devono essere percepiti come tabù. Non è un’ipocrisia, è una diga. Gli esempi sono molti, in tutto l’Occidente nostro amico e concorrente. L’establishment Usa non accetta che un congressman, aspirante sindaco di New York, usi Twitter per insidiare ragazze sconosciute e poi neghi d’averlo fatto; l’establishment francese protesta per il trattamento di Strauss-Kahn, ma lo ha subito depennato dalla lista dei candidati presidenziali; l’establishment tedesco ha congedato un ministro importante solo per aver copiato parti di una tesi di laurea. Domanda: cosa non accetta l’establishment italiano? Dov’è il limite?”
Beppe Severgnini.

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Written by laspugnadifiele

09/06/2011 a 14:54

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